L'amore per la poesia è nato in me sin dal 1963, anno in cui ho cominciato a scrivere le prime poesie, sia in dialetto napoletano che in italiano. La poesia mi ha dato l'opportunità di esprimermi in forme diverse dal parlare quotidiano, mi ha dato la fantastica sensazione di navigare in un mare placido e dolce.
Amore platonico
Quanti
anni son passati,
io
certo non so dire,
ma
è sicuro che divini afflati
l’anima
mia bruciarono su pire
di
fuoco puro e santo, senza mire,
impulso
al trascendente di realtà
o
di coscienza mossa all’assoluto,
spinto
mio umano congiunto col divino.
Fu il caso amico e determinato
ad incrociare sguardi adolescenti
d'una rosa sbocciata a malapena
e d'un fiore apparso nella scena
dominata da occhi assai lucenti,
dall'algido bagliore di diamanti.
Fu amore a prima vista, fulminante.
tra la morale sposata all'intelletto,
tra l'anima monda e il cuore puro,
tra qualità al pari sublimate,
d'un amore platonico e innocente.
Ripeto infine, con il sommo Dante,
un verso ritenuto illuminante,
l'amor che move il sole e l'altre stelle.
(AET) (aprile 2012)
Bellezza
Il mio concetto di bellezza pura
affiora in un insieme di fini qualità,
Bellezza
Il mio concetto di bellezza pura
affiora in un insieme di fini qualità,
canoni definiti dalla dea natura
con una sorta di oggettività.
Per me non vale, che il bello
è ciò che piace immensamente
e solamente quello.
Non fondo la bellezza naturale
con l’estetica del gusto sensoriale,
che nulla dice del bello universale.
Osservo con amore la natura,
e con intelligenza percettiva
mi riconduco al bello del creato.
Il bello aristotelico e platonico
è certamente il “vero”, cosiddetto,
del quale il “fatto” è l’unico precetto.
Il bello naturale è il bello d’arte,
come il bello d’arte è bello naturale.
La bellezza oggettiva degli umani
riporta a un’estetica armonia
tra giovinezza, salute ed opulenza,
effimere e fugaci come il tempo.
In una mostra vidi un quadro astratto
col viso di un umano sghembo e piatto,
aveva gli occhi al posto delle orecchie,
il naso incastrato tra due secchie,
le labbra a forma d’una mezza luna,
all’ombra d’una fresca palma bruna.
Che
‘ntender non la può, chi non la prova.
(AET) (giugno 2012)

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